15) Heidegger. L'angoscia.
Heidegger in questa lettura tratta dell'angoscia e ne sottolinea
la funzione metodica fondamentale in seno all'analitica
esistenziale.
M. Heidegger, Sein und Zeit, Tbingen, 1927, traduzione italiana
di P. Chiodi, Essere e tempo, Longanesi, Milano, 1976, secondo,
pagina 239 (vedi manuale pagina 427).
I tentativi di interpretare il fenomeno dell'angoscia nella sua
costituzione ontologico-esistenziale e nella sua funzione sono
ancora pi rari del fatto esistentivo di una angoscia autentica.
Ci  causato dalla mancanza dell'analitica esistenziale
dell'Esserci e, pi ancora, dal disconoscimento del fenomeno della
situazione emotiva. Ma la rarit fattuale del fenomeno
dell'angoscia non pu sottrarre a esso il diritto di assumere una
funzione metodica fondamentale in seno all'analitica esistenziale.
Al contrario questa rarit sta ad attestare che l'Esserci, che,
per lo pi,  celato a se stesso nello stato interpretativo
pubblico del Si, in questa situazione emotiva fondamentale ha la
possibilit di rivelarsi in modo originario.
Ogni situazione emotiva porta certamente con s l'apertura
dell'essere-nel-mondo in tutti i suoi momenti costitutivi (mondo,
in-essere, se-stesso). Tuttavia l'angoscia racchiude la
possibilit di un'apertura privilegiata per il fatto che isola.
Questo isolamento va a riprendere l'Esserci dalla sua deiezione e
gli rivela l'autenticit e l'inautenticit come possibilit del
suo essere. Nell'angoscia le possibilit fondamentali
dell'Esserci, che  sempre mio, si rivelano in se stesse, senza
l'intrusione dell'ente intramondano a cui l'Esserci si aggrappa
innanzi tutto e per lo pi.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagina 277.
